Se ami la Natura, oltre ad arte e design, adorerai il collettivo Cracking Art, proprio come me! Li ho intervistati per voi
HomeDesignCracking Art. Arte e design per riflettere su Natura, ecologia e mondo...

Cracking Art. Arte e design per riflettere su Natura, ecologia e mondo umano artificiale

Author

Date

Category

Sono sempre incuriosita dalle forme insolite di arte e design. Per questo, quando durante un evento ho visto una scultura colorata raffigurante un cavallo, ho subito pensato alle istallazioni di Cracking Art! Forse non conoscete il nome di questo collettivo di artisti, ma sono sicura che vi sarete imbattuti qualche volta nelle loro “invasioni” di animali giganteschi, coloratissimi e realizzati in materiali plastici riciclati.

In tempi di cambiamenti climatici, la loro riflessione artistica sul rapporto tra ambiente naturale e intervento artificiale dell’uomo è decisamente attuale. Il loro percorso è iniziato negli anni Novanta e da allora i temi del riciclo e dell’impatto ambientale sono diventati sempre più centrali. Movimenti green come quello di Greta Thunberg ci hanno messo davanti alla consapevolezza che il tempo per una svolta ecosostenibile dei nostri stili di vita è agli sgoccioli! Per questo il lavoro di artisti impegnati per stimolare un ripensamento generale sui rapporti tra vita naturale e realtà artificiale- come quelli di Cracking Art – merita un’attenzione particolare.

Ho fatto con loro una bella chiacchierata per conoscere meglio mission e philosophy nel XXI secolo. Ecco quello che mi hanno raccontato!

Arte e design targati Cracking Art riflettono su temi come antropizzazione, artificiale che trasforma il naturale, riciclo e riuso. Cosa è cambiato dalla nascita del collettivo ad oggi?

«Cracking significa rottura. Con questo vogliamo intendere la frattura e il passaggio – da parte dell’uomo contemporaneo – da essere naturale a essere tecnologico. Come collettivo abbiamo lavorato e lavoriamo sul concetto di tempo. Un tempo “a spirale” – di cui il guscio delle nostre chiocciole è il simbolo – che si rinnova e si ripropone. Le tematiche sono simili, ma vengono risolte in maniera differente.

Temi come riciclo e riuso erano agli albori quando il collettivo è nato, nel 1993. Oggi sono più sentiti. Si è formata una coscienza diffusa più vasta, anche se i danni fatti in questi anni sono difficili da recuperare. Ci si è impegnati soprattutto nella comunicazione e per fortuna la sensibilizzazione è riuscita pian piano a cambiare le prospettive. I temi da affrontare sono in fondo sempre gli stessi. Incentivare il non abbandono dei materiali e dei rifiuti, soprattutto in chiave di recupero.

Il rapporto che ci interessa recuperare è quello tra gli esseri umani e ciò che gli essi producono. Deve essere un rapporto consapevole e virtuoso, non fatto solo da consumo. Solo così si progetta, si decide e si costruisce il futuro».

Quindi non c’è un vero miglioramento in chiave green e ambientalista?

«Oggi c’è sicuramente una maggiore coscienza teorica, ma purtroppo si tende a procrastinare troppo il momento dell’affronto diretto, dell’azione. Quello che manca totalmente è poi una coscienza su quelli che saranno i temi del futuro. Bisogna aspettare, staremo a vedere e sarà divertente.

Magari dagli anni Novanta ad oggi sono cambiati i materiali di cui occuparsi, ma i problemi sono più o meno gli stessi. Pensiamo alla conversione alla mobilità elettrica. È una rivoluzione in pieno corso, vista come ecosostenibile, ma il problema dello smaltimento delle batterie della auto elettriche non risulta ancora risolto. Un po’ come essere punto e a capo. C’è poi il grande dramma del mondo digitale e del blockchain che consuma quantità mostruose di energia».

Covid e pandemia hanno segnato anche l’arte. Come questa esperienza ha influito su Cracking Art?

«Le nostre installazioni sono continuate, perché la nostra vocazione artistica è sempre stata quella di strada. Portare l’arte nelle città, nelle piazze. Lavorare su e in spazi esterni e aperti ci ha permesso di non essere soggetti alle limitazioni imposte per quelli chiusi. Sotto questo profilo per Cracking Art non è cambiato molto.

Il Covid ci ha però dato l’opportunità – in maniera solo apparentemente contraddittoria rispetto a quanto appena detto – di velocizzare un progetto già in fase in elaborazione, che riguardava gli spazi chiusi. Ci siamo interrogati sul senso di un ritorno agli spazi interni, proprio quando all’interno non si poteva più stare! La parte operativa di questo progetto “cesura” nello spirito di Cracking Art ha visto la realizzazione non più di animali, ma di fiori.

Anche la prassi è mutata. Non abbiamo prodotto uno stampo con cui poi replicare il soggetto, ma modellato ogni fiore a mano. È nata l’installazione La Natura che non c’era, dove ogni fiore era diverso dall’altro, irripetibile, unico. Volevamo far confluire in questo progetto anche la nostra riflessione sull’intelligenza artificiale, il fatto che questa si evolva e impari con l’esperienza.

Il fiore, come nella canzoncina per bambini Per fare un albero, ci è sembrato l’elemento ideale per esprimere l’idea di inizio, di origine di tutto, di avvio di un nuovo percorso e di cambiamento».

A proposito di cambiamento. Quale può essere ora il contributo del collettivo per un ritorno alla normalità?

«Ci auguriamo prima di tutto che non sia un ritorno alla normalità precedente! Vorremmo che le tematiche irrisolte del pre-pandemia non si riproponessero. L’augurio è che si tratti di una normalità migliorata. Una normalità “aumentata” parafrasando un tema attuale come quello della realtà aumentata.

Il nostro contributo a questa fase vuole continuare ad essere quello abituale: creare delle favole. Ci piace definire le nostre installazioni delle favole urbane contemporanee. Attraverso queste favole – che devono come prima impressione suscitare gioia e amore – ci auguriamo che tutti possano riprendere confidenza con le proprie città. Con il nostro intervento – che in qualche modo “stravolge” il contesto urbano – ci auguriamo che il riappropriarsi degli spazi sia qualcosa di gioioso, con una maggiore propensione alla fantasia, alla creatività.

Il nostro apporto è solo una parte di questo processo, perché – in questi esperimenti di scultura sociale – la maggior parte del risultato dipende dalle reazioni delle persone. Una volta allestita, l’installazione cessa di appartenerci e diventa proprietà della città e della gente. Il rapporto tra fruitori e opera è bidirezionale, interattivo. Il fruitore è coinvolto nell’opera, la può vivere e modificare, con la speranza da parte nostra che questa azione sia all’insegna (e generi) del divertimento, della gioia e non dell’incazzatura.

Tra le installazioni ora in corso c’è quella di Trieste, in parte all’interno del Salone degli Incanti e in parte esterna e diffusa come nel nostro stile più “classico”. Altre – restando in Italia – sono ad Avezzano in Abruzzo, e a Chioggia. Una piccolina è anche a Borgo Valbelluna».

Un’invasione di Cracking Art nel Mondo di oggi quale animale avrebbe come simbolo?

«Non può essere un unico animale, quindi forse potremmo scegliere la chimera. Animale mitologico e mostro fantastico che ne comprendeva molti! Le sue origini nella cultura orientale, inoltre, riflettono bene la situazione attuale, in cui la Cina è al centro di molti dibattiti. Quello che riguarda l’origine e la provenienza del virus, ma anche quelli concernenti l’arrivo in Occidente di merci e materiali.

La chimera – assorbita nel nostro immaginario attraverso il mondo greco e poi quello romano – è inoltre da sempre legata all’idea di ambizioni audaci, se non impossibili, da raggiungere e realizzare. Spesso fantasiose, illusorie o rischiose. La chimera è l’animale fantastico che ci mette davanti al nostro futuro, fatto di idee che possono essere strane o bizzarre. Potenzialmente pericolose, ma anche potenzialmente migliorative!

La sua natura ibrida e molteplice è la stessa delle strade e delle direzioni con cui guardiamo e affrontiamo il futuro: non una sola, ma tante e diverse contemporaneamente».

Grazie ragazzi per il vostro lavoro, la vostra ironia e il vostro messaggio di cui vorrei ricordare alcune delle parole chiave che mi sono piaciute di più. Voglio lasciarle a chi mi legge come un augurio per il futuro, sia immediato per il ritorno al lavoro, sia sulla lunga distanza.

Gioia, amore, fantasia, divertimento, creatività!

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Cristina Cocco

Influencer

Italo Canadese, amo l'Italia e la sua arte, cultura e gastronomia. Dal Fashion al Food per passare dal Beauty all'Arte

Articoli Recenti